@ L’Emiglio: l’immortalità della finestra.

Burano

Siamo, siete, saremo e saranno circondati da qualche finestra.

Le finestre sopravviveranno alla nostra dipartita e a quella di altre migliaia di noi, per altre migliaia di anni, finchè guerra termonucleare, inquinamento o alieni vorranno. Le finestre si estingueranno con la razza umana, pensate che potenza sono.

Le finestre sono ovunque. Pensate che ci sono più finestre che macchine sul raccordo anulare nell’ora di punta. Quando vi capita di guardare il via vai di macchine sul raccordo, quell’infinito e multicolore biscione il più delle volte immobile, quel gigantesco boa che sta ingoiando il tempo dell’essere umano al volante, vi chiedete: ma dove vanno tutti questi qui!? Probabilmente stanno tutti tornando alle loro finestre, o in quella di qualcun’altro. Ci sono finestre dal finestrino dell’aereo in fase di atterraggio. Finestre dal finestrino del treno che entra in un abitato urbano. Finestre mentre passeggi o finestre affacciato dalla tua di finestra.

Ogni lucina in una finestra è un’esistenza è una storia, qualcuno ha acceso quella luce, qualcuno ci vive. Voi siete la luce nella vostra finestra. Una storia la vostra che condividerete con altre finestre o forse non condividerete mai. Tutti abbiamo una finestra, salvo quelli che vivono in case senza finestre, ma a dirvi il vero a parte quella in “via dei matti numero zero”, io di case senza finestre non ne ho mai viste. Male che vada, chi non ha finestre ha comunque una porta, che se vogliamo è una finestra da cui ci si passa dritto per dritto. Se non avete neanche una porta, allora forse non avete una casa, nella peggiore delle ipotesi siete in una bara.

Può anche capitare che una delle finestre accese che osservate distrattamente passeggiando, possa contenere una storia troppo distante dalla vostra storia, talmente tanto distante che se aveste la possibilità di guardarci dentro la trovereste inaccettabile.

Magari passiamo vicino a queste finestre inaccettabili, nelle quali capita che una madre riconosca il volto torturato del figlio, solo dalla punta del naso. O Nella finestra di un ultimo piano, dove due ragazzi come tanti che incontri in tante altre finestre, stanno torturando e dissanguando un altro essere umano.

Ci sono delle realtà e delle finestre molto simili alle nostre, che addirittura possono sfiorarci, realtà terribili con le quali conviviamo senza accorgercene, nella speranza di non guardarci mai dentro, o che quella finestra non sia la nostra.

Ci sono finestre inaccettabili che si continueranno a ripetere finchè sopravviveranno le finestre, perchè è così che siamo noi umani.

Perchè queste quattro righe amare?! Forse perchè vorrei assicurare ai miei figli solo le finestre migliori cominciando dalla mia, ma non posso esserne certo e forse mi angoscio un pò.

 

Emilio Fabri